I reperti del CSP al museo di Farnese
Le collezioni
Il museo civico di Farnese espone centinaia di reperti provenienti da alcuni dei più importanti siti che hanno segnato gli studi archeologici nell’ambito preistorico, protostorico ed etruscologico. Tra questi siti è presente Sorgenti della Nova, un importante abitato dell’età del bronzo, oggetto di scavi da oltre cinquant’anni. Può essere considerato uno dei siti protostorici italiani studiati più a lungo. Un altro sito presente è Rofalco, una fortezza tardo-etrusca caratterizzata da una imponente cinta muraria munita di torri, tra i pochissimi casi esistenti in terra etrusca.
La peculiarità dell’esposizione, oltre quella di illustrare i numerosi siti e i luoghi di sepoltura sparsi nel territorio, gran parte dei quali ricadenti nell’ampia area boscosa della Selva del Lamone, è tratteggiare la quotidianità, le forme di culto, l’economia e gli aspetti sociali degli abitati, sia di quelli che furono spontaneamente abbandonati, come Sorgenti della Nova, che di quelli che subirono una fine violenta, come Rofalco.
La descrizione della vita quotidiana riguarda anche l’esposizione inerente i materiali rinascimentali rinvenuti nei pozzi da ‘butto’ del centro storico di Farnese. Di grande importanza le maioliche dipinte, prodotte dalle più importanti fabbriche del centro Italia. Sono presenti anche oggetti preziosi come la corona da rosario in corallo e il nettapipe importato a Farnese dalle missioni francescane avviate nel Nord America poco dopo la scoperta del nuovo Continente.
Storia del museo
Dopo i primi anni di scavi sistematici presso il sito di Sorgenti della Nova, nel 1981 l’Università degli Studi di Milano realizzò una mostra itinerante. L’esposizione giunse anche a Farnese e, nel 1987, fu donata dai curatori al Comune. Fu il primo spunto per la realizzazione del futuro museo civico archeologico di Farnese. Tuttavia bisognerà attendere ancora fino al 1990 per la nascita ufficiale del museo, quando si accorpano i materiali degli scavi di Sorgenti della Nova ad un’altra mostra che veniva allestita in quell’anno.
Il museo fu accolto, dapprima, nei locali del secondo piano del Palazzo Ceccarini Chigi, sede del Municipio. Nel 1992 si decise di intitolare il museo civico a Ferrante Rittatore Vonwiller (1919-1976).
Nel 2003 il museo fu trasferito nell’edificio denominato “Ammasso”. Questa struttura, che era stata un deposito per la conservazione del grano fino agli anni Settanta. Per qualche tempo poi fu utilizzata come luogo di aggregazione per attività di vario tipo, sia culturali che ricreative.
A un certo punto, nel corso degli anni Novanta, per problemi strutturali si dovette effettuare un importante intervento di ristrutturazione. In seguito il Comune prese la decisione di destinare la struttura a sede museale e, inizialmente, anche a Centro visite della Riserva Regionale Naturale Selva del Lamone. In quella circostanza, con l’inaugurazione del museo, il 15 marzo 2003, l’esposizione fu ampliata con l’aggiunta di una sezione dedicata interamente ai materiali degli scavi condotti dal Gruppo Archeologico Romano presso Rofalco.
La scelta dei curatori fu quella di creare un museo territoriale, strettamente legato al suo contesto storico e ambientale, che è anch’esso un museo a cielo aperto. Per questo motivo lo staff scientifico del museo da sempre mantiene solidi rapporti di collaborazione con gli archeologi che scavano da decenni in questo territorio.
Lo spazio espositivo
L’attuale esposizione permanente del museo civico segue un percorso cronologico e topografico che si snoda nell’unica, grande sala aperta.
La visita inizia con le vetrine dedicate alla preistoria, dal Paleolitico al Bronzo medio. Prosegue con i materiali protostorici di Farnese, Roccoia e Sorgenti della Nova. I contesti etruschi Naviglione, Gottimo e Rofalco che costituiscono la sezione etrusco-romana, dedicata all’archeologo del Gruppo Archeologico Romano, Mauro Incitti (1954-2004).
L’esposizione si conclude con la sezione dedicata all’età tardo-antica medievale e rinascimentale. Sezione ampliata, di recente, nel 2023, con i materiali provenienti da alcuni contesti longobardi rinvenuti in località Chiusa del Belli. Include un’ampia esposizione dei materiali rinvenuti nei butti del centro storico tra il 1982 e il 1993.
Dal 1990 ad oggi, hanno assunto la direzione del museo civico Ferrante Rittatore Vonwiller, in ordine cronologico, Carlo Casi, Ernesto De Carolis, Alessandro Mandolesi, Luciano Frazzoni e, da luglio 2019 da Caterina Pisu. L’amministrazione comunale eletta nel 1990 avviò una serie di interventi che portarono, tra l’altro, all’istituzione della Riserva naturale Selva del Lamone. Ma anche alla realizzazione delle esposizioni e all’apertura al pubblico del Museo intitolato a Ferrante Rittatore Vonwiller (1919-1976).








