Crostoletto di Lamone

Dove:

Il sito di Crostoletto di Lamone è situato nel comune di Ischia di Castro (Vt), tra l’estremità occidentale della Selva del Lamone e la sponda sinistra del fiume Fiora. Sorge su di un vasto pianoro argilloso ricoperto da una crosta calcarea di travertino, da cui prende il nome.

Campagna di scavo e studi:

L’area si caratterizza per la presenza dei resti di un abitato e di una necropoli.
Le indagini archeologiche di Crostoletto di Lamone iniziano nel 1966 con F. Rittatore Vonwiller, insieme a L. Fasani e A. Soffredi, fino al 1973, pur avendo subito nel 1972 la quasi totale distruzione. L’insediamento di Crostoletto di Lamone si colloca su un vasto pianoro all’estremità destra della Selva del Lamone. Rimane compreso tra il fosso dell’Arsa e un affluente del fiume Olpeta e si estende per circa 25 ettari. Durante ricognizioni effettuate dal 1973 al 1975 gli archeologi hanno individuato alcuni fondi di capanna, che purtroppo non hanno mai potuto indagare. 

Durante la campagna di scavo del 2014 presso il sito di Sorgenti della Nova, all’interno del progetto di ricognizioni sistematiche “Paesaggi Vulcanici”, gli archeologi hanno effettuato una ricognizione. L’intento era cercare di individuare nuovamente i muri e i fondi di capanna oggetto dell’intervento del 1973. In questa occasione lo scavo ha portato alla luce l’area dei muri, ma purtroppo non quella delle capanne.
Gli scavi di Crostoletto di Lamone del 1973 individuarono alcune zone meno rovinate. Esse corrispondevano all’area immediatamente circostante una fornace di epoca più recente, già oggetto di precedenti saggi, e la cosiddetta “baia” di nord-est, conosciuta come “Cantone di Pietrino”.

Mediante sondaggi eseguiti in quest’area, le ricerche hanno individuato due muraglioni di pietre a secco dello stesso tipo dei muri precedentemente identificati e distrutti. Uno di questi, definito Muro A, che misura poco più di 31 m per una larghezza di circa 6 m alla base. Il Muro B, più corto, misura 18,5 × 5 m.

Risultati dei saggi:

Per le indagini della struttura muraria del Muro A si sono effettuati su di esso alcuni saggi, denominati saggio A, B e C.

Saggio A

Impostato lungo il lato nord-ovest del muro, ha permesso di riportare in luce circa 30 m della cortina con una larghezza di circa 4 m. Alla profondità di 0,20 m circa era presente uno strato antropico di terra più scura, potente da 0,20 m a 0,30 m circa. Questo strato ha restituito frammenti ceramici, ma nessun resto osseo o tracce di carbone. Al di sotto di esso era presente un terreno vergine, formato da terra argillosa più chiara e affioramenti di banchi di travertino. Su di essi insistevano le fondamenta della struttura muraria. Nel punto in cui il muro poggia direttamente sul terreno, e non sulle “croste” di travertino, era presente terra mista a cocci, probabilmente la parte basale dello strato superiore. La struttura muraria appare costruita trasportando dalla Selva o dal pianoro stesso i massi trachitici e poggiandoli direttamente sul terreno e sui banchi di travertino affioranti, usando le irregolarità del terreno come punti di appoggio.

Saggio B

Situato sul lato opposto del muro, a circa metà della sua lunghezza, presenta un altro tratto di struttura. In esso, per circa 6 metri, si sono liberate entrambe le cortine, che sono apparse fondamentalmente intatte. In questo punto la struttura muraria presenta circa 5 m di larghezza e circa 0,50 m di altezza conservata. La successione stratigrafica è simile a quella precedente, se non che lo strato antropico raggiungeva i 0,40 m di spessore.

Saggio C

Eseguito sempre in direzione sud-est. Ha riportato in luce un’altra frazione di struttura lunga circa 6 m e larga circa 5. La situazione stratigrafica è simile a quella degli altri saggi.

Saggio D

Aperto nella zona nord-est della “baia”, appena al di là del margine della Selva. ha rilevato l’esistenza di un nuovo muro, questa volta con andamento circolare, di circa 2,60 m di larghezza. Sulla struttura si innesta una costruzione di forma circolare e corridoio di ingresso, formata da pietre di più piccole dimensioni che gli esperti hanno interpretato come la base di una capanna. Il diametro di questa struttura è di circa 9,40 m. Purtroppo gli esperti non hanno mai potuto indagare la capanna completamente a causa dell’abbandono dei lavori nel sito. Tra i materiali recuperati e più avanti descritti, di particolare interesse sono un’ascia di pietra levigata riutilizzata e frammentata e un brassard. La potenza dello strato antropico era di 0,20 m, al di sotto erano presenti 0,10 m di sottobosco e più sotto ancora compariva il terreno vergine.

Saggio E

Si concentra nei pressi del limite della Selva del Lamone. Gli scavi hanno riportato in luce parti di strutture non chiaramente riconoscibili. Inoltre, gli archeologi hanno rilevato la presenza di uno strato antropico di circa 0,20 m di spessore, posto al di sotto del terreno sconvolto dalla ruspa, che qui ha anche ammucchiato terra di riporto.

Saggio F

Effettuato nell’area dove gli esperti hanno individuato una fornace moderna. Ha messo in luce la cortina di un muro già individuato negli scavi precedenti e non completamente distrutto che ha permesso di recuperare un’elevata quantità di materiali.

Saggio G

L’osservazione del terreno e alcuni sondaggi hanno permesso di scoprire un secondo muro con caratteri simili a quelli già riportati in luce. L’intervento ha messo in evidenza una seconda struttura posta a sud-ovest del muro A, denominata muro B, con andamento parallelo a questo, lungo circa 18,5 m e largo 5. Il muro sporge di poco dal piano di campagna. Lo strato antropico era a una profondità di -0,10 m e aveva una potenza di circa 0,40 m. Presenta al suo interno frammenti ceramici che potrebbero indicare una frequentazione precedente alla costruzione del muro stesso.

Le tipologie dei tumuli:

Il sistema insediativo di Crostoletto di Lamone si compone anche della presenza di una necropoli. Essa è caratterizzata, principalmente, da tumuli composti da ammassi circolari o sub-circolari di rocce calcaree e blocchi di travertino, con diametro compreso tra i 5 m e i 14 m e un’altezza mai superiore a 1,50 m.
Le ricerche hanno attestato anche l’esistenza di un’area sepolcrale formata da tre tombe a cassette litiche costituite da lastrine calcaree che hanno restituito tre urne cinerarie.
Già dalle prime indagini archeologiche si riscontrò una precedente manomissione da parte di scavatori clandestini che avevano violato le strutture. Per questo motivo solamente tre tumuli restituirono sepolture: il Tumulo I, il Tumulo III e il Tumulo IV.

Tumulo I

Aveva nella sua parete centrale una serie di lastre infisse verticalmente. Esse andavano a formare un corridoio, chiuso ad una estremità, che costitutiva la camera sepolcrale. L’apertura di questa era rivolta a occidente nel punto in cui il cerchio di pietre, formanti il tumulo, si interrompeva. Presentava un diametro di 9 m circa e si elevava dal piano di campagna di circa 0,90 m. All’interno della camera, precedentemente sconvolta come detto da scavi clandestini, gli archeologi hanno rinvenuto una tomba ad inumazione e una a incinerazione.

Tumulo III

Sorgeva ad una ventina di metri dal tumulo precedentemente descritto. È quello che ha dimensioni maggiori, presentando un diametro di circa 14 m e un’altezza rispetto al piano di campagna di 1,50 m. La particolarità di questa struttura è la presenza sul lato sud di sette piccole ciste litiche che contenevano in tre casi urne cinerarie con coperchio. Sul lato nord è interessante sottolineare la presenza di uno strato di concotto di forma triangolare di circa 0,20 m di potenza, che copriva un’area tra le pietre del tumulo.

Tumulo IV

Questo è il più occidentale e presenta un anello di pietre, dal diametro di circa 9,50 m e altezza dal piano di campagna di circa 1,50 m. Al suo interno gli archeologi hanno rinvenuto tre inumati, orientati est-ovest.

Tumulo V

Presentava un diametro di circa 5,50 m e un’altezza dal piano di campagna di circa 0,50 m. Era visibile un corridoio che arrivava fino al centro del tumulo stesso, ma, purtroppo, al suo interno non fu possibile rinvenire alcuna sepoltura.

Tumulo VI

Ha una forma sub-circolare, un diametro variabile da 9,50 m a 11,50 m e un’altezza dal piano di campagna 0,90 m. Non restituì alcun tipo di sepoltura.

Tumulo VII

Ha un diametro di 6-7 m e un’altezza dal piano di campagna di 0,80 m. Gli esperti hanno ritrovato in esso solo tre ciste prive di sepoltura.

Tumulo VIII

È poco rilevato dal piano di campagna e localizzato in mezzo ai muraglioni relativi all’abitato. Lo scavo ha restituito solo numerosi frammenti di urne cinerarie e altro materiale ceramico.

L’analisi del materiale rinvenuto all’interno dei tumuli di Crostoletto di Lamone ha fatto supporre che questi siano da collocare nella fase finale dello sfruttamento dell’area corrispondente al Bronzo Medio finale/BR-facies appenninica, per le sepolture ad inumazione. Per quelle a incinerazione, invece, al Bronzo Recente pieno e Bronzo Finale.