Progetto “Paesaggi d’Acque”:
Nel 2000 iniziò il progetto di ricognizioni denominato “Paesaggi d’Acque”. L’obbiettivo era quello di approfondire e inserire all’interno di un contesto territoriale i siti gravitanti attorno alla laguna di Orbetello e al Monte Argentario, abbracciando un periodo cronologico compreso tra il Paleolitico e l’epoca romana. Grazie a questo progetto, nel 2001 gli scavi portano alla luce all’interno della riserva naturale di Duna Feniglia un sito produttivo dell’età del ferro, forse finalizzato alla produzione del sale.
Le nostre conoscenze sulla frequentazione preistorica del Tombolo di Feniglia sono dovute essenzialmente a due fonti:
- La prima è la ricognizione della Laguna di Orbetello, Monte Argentario, Isola del Giglio e Giannutri. Ricognizione condotta dalle Università di Firenze e di California (Santa Cruz), nel 1968.
- La seconda è la ricognizione delle Università di Pisa e Siena nell’ambito del progetto Ager Cosanus e Valle dell’Albegna.
Risultati delle indagini di Duna Feniglia:
I risultati dell’indagine sono stati di grande rilievo: hanno permesso di spostare in età etrusca alcuni dei siti attribuiti in precedenza all’età del bronzo. Inoltre, hanno permesso di individuare alle due estremità del tombolo estesi affioramenti di ceramica di impasto. Essi sono attribuibili alla prima età del ferro e inquadrabili in quelli che vengono definiti “giacimenti di olle ad impasto rossiccio”. Gli archeologi li hanno interpretati come insediamenti finalizzati alla produzione del sale e alla conservazione del pesce e dei suoi derivati. Insediamenti nati lungo le coste tirreniche dell’Italia centrale agli inizi dell’età del ferro e che con il proseguire delle ricerche si vanno rivelando sempre più diffusi su tutta la costa tirrenica, dal litorale ceretano a quello populoniese.
Successivamente, i sondaggi realizzati tra il 2001 e il 2005 nell’insediamento presso la sede della Forestale hanno permesso di individuare diversi scarichi di frammenti di grandi vasi. La loro abbondanza e la forma ripetitiva suggeriscono l’esistenza di attività produttive specializzate che prevedevano la fabbricazione, l’uso e la distruzione di questi manufatti.
Lo scavo sistematico e l’analisi scientifica dei reperti continua tuttora, così come lo studio dei dati provenienti dalle ricognizioni.
Grazie alle indagini in corso è ora possibile delineare meglio le modalità di occupazione del tratto costiero pertinente al territorio dell’antica città di Vulci e chiarire l’economia delle comunità alle origini della cultura etrusca.




